Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta recensione. Mostra tutti i post

giovedì 15 settembre 2016

NON PERDETEVI IL DOCUMENTARIO EVENTO "THE BEATLES - EIGHT DAYS A WEEK"

Dando per assodato che tutti noi conosciamo a menadito le canzoni piu' conosciute dei Beatles e che siamo consci del fatto che siano i musicisti che hanno maggiormente influito sulla nostra cultura artistica, per le persone della mia generazione (ovvero nate dopo la rottura della band) la loro fantasmagorica ascesa e l'effetto che avevano sulle folle di fans resta ancora solo un racconto di seconda mano.

Grazie al documentario evento, al cinema dal 15 al 21 settembre, "THE BEATLES - EIGHT DAYS A WEEK" non e' piu' cosi'. Lo spiega lo stesso regista da Oscar RON HOWARD quando afferma che il suo scopo principale sia stato quello di "regalare alle nuove generazioni un racconto approfondito di come fosse nato il fenomeno" dando agli spettatori la percezione di essere in tour con i Fantastici Quattro di Liverpool.

Ci e' riuscito raccontando le imprese live della band dai primi concerti del Cavern Club fino allo storica ultima performance live dello Candlestick Park di San Francisco tramite una serie di preziosi filmati rari ed inediti appartenuti alla band, alla stampa e ai fan che avevano partecipato ai concerti e raccolti nel corso di ben 10 anni di ricerche.

Ne viene fuori uno spaccato di vita vissuta nel dietro le quinte e negli studi di registrazioni dove prendevano le decisioni, sempre all'unanimita' e dove hanno costruito la loro straordinaria carriera.

Vedendo questo bellissimo film documentario non si puo' fare a meno di riconoscere l'incredibile personalita' e talento musicale di questi giovani che con umorismo, intelligenza e creativita' si lasciavano trasportare dagli eventi, ma allo stesso tempo cavalcavano la loro fama con lo scopo di creare musica e divulgarla ad un pubblico piu' ampio possibile. Tutte le strategie commerciali, per quanto importanti, passavano in secondo piano una volta saliti su un qualsiasi dei palchi che hanno calcato perche' si trasformava in un luogo dove esprimersi, divertirsi e divertire.

Ho scoperto da THE BEATLES - EIGHT DAYS A WEEK, che Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr NON si sono trovati al momento giusto, nel luogo giusto nel periodo storico giusto, ma che la loro band rappresenta la perfetta unione di straordinario talento musicale, energia, puro divertimento e grandissima amicizia confezionata in completi eleganti e pettinature sbarazzine da un intuitivo manager. Questo esplosivo mix era una calamita irresistibile per i giovani nati dopo la guerra e pronti a guardare con ottimismo al futuro, proprio perche' i Beatles stessi incarnavano la realizzazione di un sogno.

La prova defintiva della loro immensa star quality e presenza scenica e' svelata da 30 minuti della storica performance live al Shea Stadium di New York del 15 agosto 1965, mostrata alla fine del film per la prima volta rimasterizzata nel suono e nelle immagini.

Improvvisamente si diventa uno di 55000 spettatori e si comincia a pendere dalle labbra di questi giovani musicisti, si ammira la loro sintonia e intonazione musicale e non si riesce a smettere di ridere alle loro battute e scherzi. 

E anche se i Fab 4, modestamente, dichiarano di non sapere il motivo per cui la Beatlemania si sia scatenata in maniera cosi' straordinaria tra urla, lacrime e dichiarazioni d'amore e crisi isteriche, io sono uscita dal cinema con la consapevolezza che il regista Ron Howard e il produttore musicale Giles Martin (figlio del grandissimo George che ha prodotto tutti gli album dei Beatles) siano riusciti alla perfezione a rispondere alla domanda! 

TRAILER 

giovedì 1 settembre 2016

JASON BOURNE - FINALLY BACK IN ITALIA

JASON BOURNE is back! E quando parlo di Bourne, uno dei personaggi letterari e cinematografici di maggior successo degli ultimi decenni, naturalmente mi riferisco al primo interprete a cui e' stato affidato il ruolo: MATT DAMON.

Ma questo lo sapevamo gia': giusto? 

Dopo il mezzo flop del quarto capitolo della saga che aveva visto un cambio di protagonista basandosi sull'assunto che Jason Bourne sia il nome affidato non ad una sola persona, ma ad un "tipo" di agente, prima che il film debuttasse negli Stati Uniti a fine luglio la casa di produzione aveva fatto circolare voci e fotografie di Matt Damon sul set, calatosi di nuovo nei panni di una delle sue interpretazioni piu' amate.

Ma dopo ben 4 film puo' essere solo la presenza di Damon un richiamo abbastanza forte per i fan?

O la sicurezza che con il ritorno del "vero" protagonista (sorry Jeremy Renner...) si sarebbe trovato un diretto proseguimento della trama di "The Bourne Ultimatum" del 2007 interrotta dal film del 2012?

La casa di produzione probabilmente non era cosi' sicura quindi ha giocato anche altre due carte sul piano del cast: la garanzia ormai data per assodata di Vincent Cassel e Tommy Lee Jones come antagonisti e la nuova garanzia, dovuta anche al recente Oscar, della attuale it girl Alicia Vikander.

Ok, ok....ma ora vi starete chiedendo cosa ne penso del film, e come ho rielaborato da quando l'ho visto a luglio.

Devo ammettere che appena si sono spente le luci e mi sono ritrovata ancora un volta il mio amato Bourne sullo schermo sono rimasta molto ben impressionata. Damon sembra davvero nato per interpretare il ruolo sul piano emotivo, fisico e per presenza scenica. Le scene d'azione sono spettacolari, anche se a volte si trascinano per le lunghe e risultano troppo violente in un periodo in cui la violenza la fa, putroppo, da padrona nella nostra vita reale.

La trama...beh...sul piano generale regge perche', come negli altri capitoli, lo scheletro e' composto dall'azione e dalle rivelazioni sul background di Bourne a cui sono stati aggiunti richiami a recenti fatti di cronaca (gli scontri in Grecia e il caso Snowden), ma viene un po' appiattita dai personaggi di contorno alquanto stereotipati capitanati dalla Vikander nel ruolo di un'ambiziosa agente della CIA, esperta di cibenertica.

Prima di tutto, per quanto sia un'attrice di grande talento, e' troppo giovane per ricoprire la parte che le hanno assegnato e il suo personaggio manca totalmente di sfaccettature (e di trucco e parrucco!!).

Anche Vincent Cassel e Tommy Lee Jones sembrano recitare con il pilota automatico. Non riescono ad infondere cuore e anima nella loro interpretazione e finiscono per essere il solito cattivo visto e rivisto.

Interessante invece l'inserimento di un giovane genio della Silicon Valley che per riuscire a lanciare la propria piattaforma ha dovuto vendere l'anima, e i dati personali dei suoi utenti, al governo americano. La sua presenza tiene ancorata la trama alla contemporaneita' mostrando come la saga si sia evoluta negli anni e non involuta.


Conclusione: JASON BOURNE E' TORNATO e vale comunque la pena di andare a vedere la pellicola per godersi due ore di Damon in azione, ma non aspettatevi nulla di particolarmente innovativo e di sicuro nulla di definitivo...da' proprio l'impressione di essere tornato per restare.

sabato 13 febbraio 2016

GUIDO BAGATTA CI RACCONTA UN'AVVENTURA LUNGA "72 ORE"

Non e' la prima volta che vi parlo delle capacita' narrative del mio mentore radiofonico Guido Bagatta e sicuramente non sara' l'ultima.

Nel 2005 e' arrivato ai vertici delle classifiche con il libro "La Mia Vita Bassa" superando le 100.000 copie vendute e dopo aver continuato ad esplorare il complicato mondo delle adolescenti con altri due romanzi, nel 2013 si e' concentrato sull'amore ai tempi dei supermercati aperti tutta notte e ci ha regalato "L'Amore e' Servito".

Proprio in tema con il week end di San Valentino, Guido e' tornato al suo primo amore, la letteratura per adolescenti, e ha pubblicato il romanzo "72 Ore".

Carolina e' una giovane di 16 anni timida e studiosa che si trova, come e' successo a tutte noi, a dover metabolizzare la prima vera e cocente delusione amorosa.

Alcuni problemi scolastici, una famiglia solo apparentemente perfetta e una nuova amicizia la spingeranno ad accettare una alquanto sconsiderata sfida condivisa sul social network per eccellenza, Facebook, che impone di sparire senza lasciare traccia per 72 ore esatte.

Le sue, pero', non sono motivazioni legate ad un moto di ribellione, ma completamente in linea con il suo carattere, più che altro incarnano il bisogno personale di sondare il proprio animo e tentare di mettere a fuoco le propria personalità che si forma in tarda adolescenza.

Carolina parte per un viaggio verso la Barcellona che riuscirà a mettere a confronto due mondi contrapposti e allo stesso tempo intimamente interconnessi come quello dei giovani nati nel nuovo millennio composto di party segreti notturni, festival elettronici nel mezzo del deserto spagnolo, droga e voglia di scoprire l'altro sesso e quello dei genitori moderni che devono e vogliono concentrarsi su se stessi e la proprio carriera e spesso perdono di vista le priorità dei loro figli.

Un libro con un ritmo serrato e appassionante che vi terrà incollati fino all'ultima pagina..personalmente ho impiegato molto meno di 72 ore a finirlo! Poi, naturalmente, sono corsa da Guido per farmi raccontare... 

...da dove e' partita l'idea?

Ho preso spunto da una storia vera. Prima della scorsa estate mi sono imbattuto in una notizia preoccupante che segnalava alcuni casi di sparizione di giovani in Canada e in Europa, tutti terminati dopo 72 ore, e tutti legati ad una sfida che girava su Facebook. 

Parlaci di Carolina.

La mia protagonista e' un personaggio positivo in tutto e per tutto e, nonostante sia alle prime armi, non si lascia mai abbattere da quello che le capita nel suo viaggio/sfida a Barcellona, anzi cerca di viverlo a pieno per imparare il più possibile da questa esperienza.  E' una specie di narratore dei tempi che vive, per fare un esempio usando le serie americane che ami tanto e' come se fosse la voce fuori campo che commenta gli episodi Desperate Housewives.

A chi ti rivolgi con questo romanzo?

"72 Ore" e' un libro con due valenze: prima di tutto e' pensato per intrattenere le ragazzine e far vivere loro un'avventura, ma ha anche il potere di far riflettere le mamme su cosa vanno incontro le loro figlie minorenni ogni volta che escono di casa. La verità e' che pure le brave ragazze si trovano a contatto con dei disgraziati quindi un genitore consapevole deve riuscire a costruire per loro una corazza di intelligenza perché non prendano una cattiva strada.

Come sei venuto a conoscenza di tutti i segreti delle adolescenti di oggi? Cosa ti ha sconvolto di più di quello che hai scoperto?

Ho avuto una fantastica consulente, Margherita, che ringrazio con una dedica all'inizio del libro. E' la figlia di una mia amica e ha lo stesso carattere di Carolina: timida, giudiziosa, intelligente e con una grande capacita' di osservazione. Tutte le esperienze che vive Carolina sono reali e realistiche, ho semplicemente riportato quanto mi raccontava Margherita cambiando i nomi dei locali milanesi dove si tengono i famosi Boom. Proprio queste feste un po' troppo estreme per ragazzi cosi' giovani mi hanno sconvolto perché, anche se non ce ne accorgiamo, sono organizzate sotto i nostri occhi e istigano i ragazzini ad imitare tutto quello che fanno i più grandi nelle discoteche inclusi alcol, sesso anonimo e droga.

Vi ho incuriosito? Correte a comprare anche voi "72 Ore"!