Premetto che io sono una grande supporter di JENNIFER LOPEZ, che trovo avere una stamina da vera diva anche se probabilmente non brilla per straordinario talento come attrice e come cantante.
Ammiro il fatto che sia riuscita a costruirsi una carriera spettacolare tenendosi sempre al passo con i tempi e soprattutto che sia fiera di mostrare quanto l'eta' che passa l'abbia resa splendida.
Approvo senza riserve la sua scelta di mettersi in gioco con un prodotto televisivo per due motivi in particolare: prima di tutto perche' le serie sono in assoluto la nuova Hollywood e lei non si e' mai lasciata scappare l'occasione di essere nel posto giusto al momento giuto e poi perche' la recitazione televisiva incentrata sul carattere e sul carisma e' decisamente la dimensione piu' adatta per le sue capacita'.
Ora, se vi dicessi che questa serie in particolare fara' la differenza della televisione mondiale forse esagererei un filino....
"SHADES OF BLUE" forse non sara' il nuovo procedural dell'anno, ma di certo ha tutte le carte in regola per intrattenervi, appassionarvi e farvi sintonizzare tutti i giovedi' su Premium Crime a partire dal 22 settembre.
La premessa, che probabilmente ha attirato l'attenzione della Lopez, e' alquanto interessante: Harlee Santos e' una detective corrotta della polizia di New York che, una volta scoperta, e' costretta a collaborare con la squadra anticorruzione dell'FBI e a tradire i suoi colleghi.
Lei e la sua squadra, guidata dal tenente Matt Wozniack (RAY LIOTTA), sono abituati a condividere un codice basato su piccoli sotterfugi alla legalita' e che con il passare del tempo sono diventati norme distorte per raggiungere i propri rendiconti.
Sono corrotti, ma sono allo stesso tempo sono una famiglia che si copre le spalle a vicenda per questo Harlee comincera' un sottile doppiogioco che la terra' (e ci terra') sempre con il fiato sospeso.
JLO ha creduto talmente nel progetto da impegnarsi anche come produttrice esecutiva insieme al regista premio Oscar Barry Levinson che se ne intende di serie poliziesche e criminali avendo prodotto serie cult come Homicide - Life on the Street e OZ.
Mediaset Premium ha presentato Shades of Blue insieme ad altre tre serie accomunate dalla forte presenza femminile durante uno scintillante evento in stile hollywoodiano al quale io non potevo mancare!
La seconda anteprima stellare di questo autunno sara' AGENT X prodotta e interpetata da SHARON STONE che si cala nei panni della Vice-Presidente americana alle prese con casi di spionaggio talmente delicati che ne' la CIA, ne' l'FBI possono gestire. La potrete vedere su Premium Action ogni venerdi' dal 23 settembre.
Da sabato 24 settembre andra' in onda su Premium Stories THE SLAP, una miniserie evento autraliana che vede tra il cast nomi di spicco come UMA THURMAN, Thandie Newton (Avatar), Peter Sarsgaard e Zachary Quinto (Star Trek).
Dobbiamo aspettare il 18 novembre per poter scoprire su Joi ogni venerdi' la nuova fatica attoriale (e non solo visto che ne e' anche produttrice) dell'ex casalinga disperata EVA LONGORIA nel ruolo di una esilarante attrice di telenovelas spagnole nella sit-com HOT&BOTHERED.
Con questo pocker di dive non mi resta che augurarvi BUONA VISIONE!
Ricomincia anche da noi in Italia, in contemporanea con gli Stati Uniti, la serie The Knick romani diventata cult per gli amanti sia dei period che dei medical drama!
All the fans of period and medical drama couldn't eat for the second season of The Knick and finally the time has come both in the States and in Italy!
Il titolo infatti rappresenta l'abbreviazione affettuosa di Knickerbocker, ovvero un ospedale molto attivo a New York nei primi del '900 dove opera il talentoso chirurgo John Thackery interpretato dal sempre inteso Clive Owen.
The title of the series is the abbreviation of Knickerbocker, a New York hospital very active at the beginning of 1900 where the talented surgeon John Thackery serves as Chief of Surgery.
La serie mostra in maniera forse un po' troppo cruenta le difficolta' di fronte le quali si trovavano i dottori all'inizio del secolo scorso e quanto influisse il genio innovativo di alcuni chirurghi che, frustrati per le decide di persone morte sotto i loro ferri, idearono nuovi strumenti e procedure sempre più all'avanguardia.
The series shows in a perhaps a little to bloody way the difficulties that doctors working at the beginning of last century had to overcome and what a great role played the genius of some surgeons, frustrated by the many people died under their scalpels.
Non per nulla gli sceneggiatori si sono ispirati alla vita del grande William Stuart Halsted ricordando le sue importantissime invenzioni in campo medico, ma anche le sue terribili debolezze come la dipendenza da cocaina e oppio....
In fact, the creators of the series inspired themselves to the life of William Stuart Halsted, using for the plot his very much important inventions in the surgical field and, at the same time, his weaknesses such as the cocaine and opium dependence.
Non si può negare che a parte l'interpretazione di Clive Owen abbia contribuito molto al successo della serie, e alla sua riconferma per una seconda stagione, la scelta del regista da Oscar Steven Soderbergh di adottare il progetto in pieno fungendo anche da produttore, direttore della fotografia e montatore (questi ultimi due ruoli dietro pseudonimo).
Nobody can deny that, a part from Clive Owen's interpretation, a great contribution to the success of the series was given by Oscar winning director Steven Soderbergh's choice to adopt the project as a whole: he's also producing it and working as director of photography and editor!
Non posso esimermi anche io dal fare un salto nel passato newyorkese e proporvi la ricetta di un cocktail che probabilmente rappresenta uno dei primi drinks ideati dai baristi americani addirittura nel 1800...il KNICKERBOCKER!
I can't help myself to make a leap in the past and give you the recipe of a cocktail that was probably one of the first drinks invented by American barmen in the 1800...THE KNICKERBOCKER!
Lara Robby for Esquire
Ho reperito gli ingredienti, la foto e la storia della bevanda sul sito Esquire dove potete farvi una cultura sull'utilizzo di questo cognome per indicare una certa fetta della popolazione della East Coast che poi ha battezzato quartieri, ospedali, club privati e la squadra di basket :)
I found the ingredients, the photo and the story of this drink on Esquire website where you can read how Knickerbocker surname was used to indicate a certain part of East Coast population that named after itself neighborhoods, hospitals, private clubs and the basketball team.
Ingredienti: 750ml di rum, 1 1/2 di sciroppo di lampone, 1/2 cucchiaino di orange curaçao, 150ml di succo di lime, frutti di bosco e uno spicchio di lime.
Ingredients: 2 1/2 ounces of rum, 1 1/2 teaspoons of raspberry syrup, 1/2 teaspoon of orange curaçao, 1/2 ounce of lime juice, lime and berries.
Il periodo natalizio ci regala sempre tanti nuovi film che vengono distribuiti al cinema per riempire (oltre al cibo) i nostri giorni di festa. In Italia si punta da molti anni sui cinepanettoni mentre gli americani diversificano tra cartoni per i più piccini, film fantasy e d'azione e commedie romantiche.
Nel 2011 le due tendenze si sono incrociate con il filmone romantico "Capodanno a New York". La pellicola ha assoldato, in stile cinepanettone, una marea di stelle del cinema e della musica tutte intente a vivere al meglio l'ultimo giorno dell'anno nella Grande Mela rallegrati dalla famosa sfera di luce a Times Square che scandisce il count down un minuto prima di mezzanotte.
La chef Kathrine Heigl si riappacifica con l'ex fidanzato rocker Jon Bon Jovi mentre prepara un luculliano catering per un'esclusiva festa....lo scontroso Ashton Kutcher, che odia il capodanno, rimane chiuso in ascensore con la frizzante Lea Michele, bella corista che dovrebbe cantare durante lo spettacolo a Times Square...la mamma iper protettiva Sarah Jessica Parker insegue la figlioletta Abigail Breslin scappata di casa per scambiarsi il primo bacio a mezzanotte...la mamma in attesa Jessica Biel vorrebbe essere la prima dell'anno a partorire per vincere un premio di 25.000 dollari....il malato terminale Robert De Niro, assistito dalla bella infermiera Halle Berry, attende che la figlia Hilary Swank termini il suo lavoro come produttrice dell'evento di Times Square per vederla un ultima volta...la frustrata segretaria Michelle Pfeipfer assolda il bel fattorino Zack Efron per esaudire i suo propositi per il nuovo anno.....e non ci crederete mai queste sono solo alcune delle storie che vengono raccontate!!!!!
Naturalmente l'amore permea l'intera pellicola perche' (lasciate che ve lo ricordi) quello che si fa l'ultimo dell'anno si fa tutto l'anno :) Infatti, consiglio anche a voi di darvi da fare e per facilitare il vostro compito vi propongo una ricetta che farà impazzire il vostro lui o la vostra lei: i TARTUFI DI CIOCCOLATO.
Un bacio al cioccolato allo scoccare di mezzanotte sara' il preliminare perfetto per iniziare l'anno in modo scoppiettante!!!
Ingredienti: 300gr di cioccolato fondente, 125gr di panna liquida, 50gr di burro, polvere di cacao, polvere di cocco, granella di nocciole, granella di mandorle....o quello che più preferite!
Cominciate a preparare la ganache al cioccolato sciogliendo in un pentolino il burro e portandolo a bollore con la panna.
Una volta bollente toglietelo da fuoco e incorporate un po' alla volta il cioccolato a scaglie fino a che non sara' completamente sciolto.
Trasferite in una terrina e lasciate raffreddare per un paio d'ore mescolandolo ogni mezz'ora per incorporare aria e rendere il composto più leggero.
Se volete velocizzare il raffreddamento (perche' non vedete l'ora di dare il vostro bacio al cioccolato :) potete mettere la terrina nel frigo per una ventina di minuti o fuori dalla finestra.
Preparate delle ciotoline con il cacao, il cocco, la granella di nocciole e di mandorle. Naturalmente potete sbizzarrirvi con quello che vi piace di più o che avete in casa dopo tutti i bagordi natalizi.
Aiutandovi con un cucchiaino formate delle palline con la ganache e appallottolatele con le mani (anche questo passaggio e' molto sensuale....).
Fatele rotolare nella ciotolina che preferite e continuate cosi' fino a che non avrete terminato tutto il cioccolato.
Ci sono delle gustosissime versioni con il liquore o con un impasto fatto con cioccolato e pandoro che possono essere ricoperte di ganache. In questo caso ne dovete rifare un po' in modo che resti liquida.
Non e' per nulla semplice introdurre questa intervista al talentuosissimo artista bergamasco/newyorchese Andrea Mastrovito. Potrei dirvi che le sue opere sono talmente apprezzate da essere esibite al momento in ben tre mostre a Milano (Galleria Giuseppe Pero), New York (Foley Gallery) e Londra (Courtlaud Institute of Art). Potrei sottolineare che il suo lavoro arricchisce chiese, parchi e strade e che molti committenti privati se lo contendono. Potrei anche farvi sapere che se questo Natale volete mandare un pacco d'autore con Poste Italiane trovate quello disegnato da lui, ma continuerei a mettere in luce solo alcuni lati del suo talento…allora sapete che faccio? Lascio parlare lui! Quali sono le tre esperienze artistiche che
ti hanno portato dove sei ora?
Circa 16 anni fa, quando ero un
giovane studente all’Accademia, si sono susseguiti tre avvenimenti che sono
stati fondamentali per il mio percorso artistico.
Il primo è stato un viaggio a
Lugano per visitare la mostra di Munch alla Galleria d’Arte Moderna insieme ai
miei cari amici Zizzi, Spruzzola e Gnu. Quando vidi le sue opere rimasi a bocca
aperta e grazie a lui cominciai a capire la
necessità della semplicità nel gesto.
Il secondo gradino l’ho salito
qualche mese dopo quando mi comprai su una bancarella a Milano un libro su
Picasso. Il volume mostrava dei disegni fantastici
di alcune ballerine abbozzate in maniera velocissima dal grande pittore e anche
io cominciai a lavorare su centinaia di disegni tenendo a mente le opere di
Picasso e capendo l’importanza di semplificare tantissimo il tratto.
I Telepati - Stefano Arienti
A sei mesi dal mio viaggio a
Lugano stavo dipingendo in Accademiauna di queste grandi ballerine in equilibrio precario su un trespolo con un
barattolo di acquaragia in mano e sono caduto buttandomi l’acquaragia negli
occhi. Non potei dipingere per un po’ e fui costretto a seguire le lezioni
teoriche di Stefano Arienti che di solito facevo solo finta di ascoltare.
Scoprii, invece, che non solo Stefano era forse il più grande artista
contemporaneo italiano, ma anche che quello che diceva era talmente geniale da
farmi comprendere molte cose su me stesso. Da lui imparai quanto sia importante la
semplicità nel lavoro in tutto e per tutto.
Quindi semplicità nel gesto con
Munch, semplicità nel tratto con Picasso e semplicità nell’approccio alle cose
con Arienti. Ecco i punti saldi del mio lavoro!
Dapres Waterhouse (2013) - Andrea
I tuoi lavori o sprizzano di colore o stupiscono con il
bianco e nero. Come si compenetrano o si annientano queste due anime?
Aiutami tu a capirlo!
Ho sempre alternato bianco/nero
e colore in questa modalità: quando arrivavo ad un punto di saturazione visiva
con il colore pulivo il tutto e sentivo di dover ripartire dal disegno.
Pero’, ormai sono alcuni anni
che lavoro esclusivamente sul disegno e sull’assenza di colori. Penso che
questa esigenza non sia soltanto mia, ma di tutta la società e in particolare
del mondo dell’arte. Siccome viviamo un momento di grandissima crisi dobbiamo
tornare all’origine, ai minimi termini, dobbiamo riportare il lavoro (come
diceva Boetti) ad una semplicità iniziale.
Marilyn (2010) - Andrea Mastrovito
E naturalmente il disegno è la
base di ogni pensiero creativo, non solo per gli artisti, ma anche per ingegneri,
architetti e immagino pure per i cuochi.
Per questo ora mi sento portato a fare dei
lavori basilari dove ci sono meno elementi possibili che creano il tutto. Ti
porto come esempio l’opera intitolata Marilyn in mostra a New York alla Galleria Foley: può
apparire completamente bianca, ma in realtà ho utilizzato il bianco su bianco e, a seconda della luce, il disegno viene creato dall’ombra. E' solo una questione di percezione. La stessa cosa accadeva
nella mostra inaugurata lo scorso marzo al GAMEC di Bergamo dove con una punta di matita ho eliminato la
tridimensionalità. Creare un disagio della percezione non è al centro del mio
lavoro, ma ne fa parte per spiegare la potenza del disegno e che con il semplice atto di tagliare la carta o con una matita si può cancellare o creare il tutto.
Ci sono molte tue opere permanenti (la vetrata in una chiesa a Bergamo, il murales a New York, il parco nel villaggio dei Promessi Sposi) che sono entrate a far parte della vita di tutti i giorni delle persone. Quanto e’ importante per te trasmettere quotidianamente quello che vuoi comunicare?
E’ fondamentale entrare nella
quotidianità per un artista come me che non vede una soluzione di continuità tra quello che
rappresenta l’alto della cultura, come la filosofia, e le persone che
incontro fuori dalla porta nel ghetto newyorchese. Non voglio fare un melting pot senza senso, ma quello che mi interessa veramente e’ dare alla mia opera
diversi livelli di lettura. Per questo la vetrata che ho ideato con molteplici strati di vetro per la chiesa San Giovanni XXIII a Bergamo è l'esatta rappresentazione fisica della mia teoria: i visitatori devono poter apprezzare la mia opera senza filtri (infondo non e' una galleria d'arte), ma dietro alla costruzione di questa vetrata c'e' un immenso lavoro fisico e mentale di riflessione creativa.
Non ha senso parlare solo ai 4 collezionisti, ai 4 galleristi e ai 4 giornalisti se non si arriva
anche a tutti gli altri: e’ per questo che mi sono trasferito a New York!
Dove hai dato vita ad un magnifico murales insieme ai giovani disagiati del quartiere newyorchese di Bushwick!
Kickstarting (2014) - Andrea Mastrovito
Infatti, anche il murales Kickstarting racchiude tantissime cose. Prima di tutto è bello da vedere, e di questo sono contento, poi e’ il risultato di un processo molto lungo che mi ha portato ad
insegnare per mesi (gratis) storia dell’arte ai ragazzi di Bushwick. Pensa che
per 100 studenti la scuola ci ha messo a disposizione solo 3 pennarelli di cui 2 non
andavano…non hanno proprio niente…e io mi sono impegnato per potergli dare
un’opportunità e fargli capire che dal niente si può fare il tutto. Non avendo
i pennarelli abbiamo preso dei palloni e calciandoli abbiamo
“disegnato” con la grafite tanti diversi soggetti (pokemon, delfini, ballerini,
coccodrilli…) scelti dai ragazzi: i loro sogni hanno preso
forma sul muro.
Oltretutto, visto che hanno pochissimi
stimoli dall’esterno, un grosso stimolo che ho cercato di dargli e’ stato
spiegare loro che quest’opera sarebbe rimasta per anni e anni su quella parete
e che sarebbe stato un segno del loro passaggio nel quartiere da poter mostrare
a figli e nipoti. Sono rimasti a bocca aperta esattamente come me davanti a Munch :)
Kickstarting (dettaglio) - Andrea Mastrovito
Questo e' uno degli aspetti fondamentali e allo stesso tempo più affascinanti dell'arte: il poter spiegare se stessi e l’approccio alla vita attraverso le proprie opere, proprio come hanno fatto e continuano a fare grandi artisti come Munch e Picasso.
Il tuo lavoro è interconnesso anche con il cinema!
Shining (2008) - Andrea Mastrovito
Assolutamente sì, quando ho
iniziato avevo una forte impronta filmica! Prima di tutto perché sono un grande appassionato e poi perché il mio più caro amico Marco Marcassoli e' regista e insieme abbiamo sperimentato tantissimo (n.d.r. consiglio di dare un'occhiata a loro progetto Bawitdaba che e' un vero gioiellino!).
La summa di tutta questa prima
parte sul mio lavoro è stata la mostra Nickelodeon (2008) da Milleventi a Milano
curata dal regista Davide Ferrario: era un vero omaggio alla storia del
cinema. Dopo quella collaborazione io e Davide siamo diventati amici e mi ha chiesto di creare una piccola animazione per il suo film "Tutta Colpa di Giuda".
Sono talmente a mio agio con il cinema che spesso
lavoro con un film come sottofondo perché, come la musica, mi allontana dalla
realtà. Io lavoro, dipingo, incollo, penso e intanto c’e’ una pellicola che va avanti
e magari la storia entra in quello che sto facendo.
At the End of the Line (2014) - Andrea Matsrovito
Inoltre, le installazioni delle
mie mostre sembrano far parte di una narrazione filmica dove i quadri, i collage e i disegni sono le singole inquadrature. Quando, per esempio, visitavi da solo "At the End of the Line" al GAMEC ti sembrava di essere in “2001
Odissea nello Spazio”.
Mi piacerebbe molto continuare a lavorare con il cinema e ti posso anticipare che,
se tutto va bene, tra circa un anno e mezzo presenterò un lavoro qui a New York che
andrà alle basi del rapporto tra cinema, arte, letteratura e musica. Sarà un'installazione enorme che sposa migliaia di miei disegni ad un vecchio film degli anni ’20 tratto da un libro e il tutto verra' accompagnato da musica dal vivo. Non sono solito dirlo delle mie opere, ma potrebbe essere qualcosa di sensazionale :)
Visto che sei un vero conoscitore di cinema raccontaci la scena ispirata al cibo che ti e’ rimasta più
impressa.
Quella che mi viene subito in
mente è tratta da uno dei primi film di Peter Jackson che si intitola “Splatters,
gli Schizzacervelli” (Braindead in inglese). In questa pellicola stupida, ma assolutamente
geniale, la mamma del protagonista diventa una zombie e lui cerca di curarla in
ogni modo possibile facendo finta che sia tutto normale. Nel corso di una cena
con dei vicini di casa mentre la signora/zombie mangia una crema dolce le cade un
orecchio nel piatto e senza accorgersene lo ingoia. Ricordo sempre (con grande gioia :) di avere visto il film con un mio amico macellaio che è stato male dallo schifo e per questo mi è
rimasta impressa. Da allora mangio sempre volentieri la crema…con le orecchie!
(questa scena non e' per i deboli di stomaco ;)
Ti piace cucinare? Quale è la tua ricetta preferita?
Incredibilmente, da quando sono
qui a New York ho imparato a cucinare. Penso perché ho capito che saper fare l’artista vuol dire anche saper cucinare. Quando dipingi hai la matita, il
foglio, la tela e poi puoi utilizzare qualsiasi altra cosa, come un
pallone per fare un murales. Lo stesso accade in cucina: hai a disposizione gli
ingredienti base e poi puoi aggiungere tutto quello che
trovi in dispensa (soprattutto qui a New York dove si va poco a fare la spesa).
La ricetta che mi viene meglio
e che mangerei sempre sono le Linguine con Panna, Zafferano, Gamberetti e
Zucchine e una punta di peperoncino. Il mio secondo cavallo di battaglia e’ il
cappuccino perché ho trovato un perfetto metodo artigianale per prepararlo:
scaldo il latte, lo verso in un contenitore riempiendolo quasi completamente, poi lo sbatto il più possibile camminando per casa cantando una
canzone e lo butto nella tazza. Questo metodo che ho trovato quasi per caso nasce da ciò che faccio continuamente, ovvero trovare soluzioni sempre
nuove utilizzando gli strumenti in modo diverso dal solito. Non si
fanno i murales di 60 metri in grafite…non si usa la matita per cancellare…non si
fa la vetrata a strati come l’abbiamo fatta noi…eppure...
Regalaci i passaggi delle Linguine con Panna, Zafferano,
Zucchine e Gamberetti.
Cuocio in padella le zucchine con un po’ di cipolla e peperoncino e
scotto separatamente i gamberetti. Poi li unisco e sfumo il tutto con il vino
bianco. Scolo la pasta prima del tempo di cottura e la salto in padella per un paio di minuti aggiungendo la panna mescolata allo zafferano. Servo con una spolverata di peperoncino.
Nel corso delle mie peregrinazioni statunitensi ho incontrato Michela Martello, un'artista italiana di grande talento che abita da molti anni a New York. Michela ha dato avvio alla sua carriera artistica lavorando come illustratrice e poi ha esplorato il campo dell'arte visiva a tutto tondo. Con molte mostre internazionali, diverse commissioni per privati e premi di alto livello Michela ha alle spalle un curriculum invidiabile e davanti a se' un futuro radioso!
Insieme all'arte nella sua vita gioca un ruolo fondamentale anche il buddismo tibetano. La sua conoscenza, ed interessante rielaborazione, del simbolismo legato a questa pratica sono stati riconosciuti di tale valore da portare le sue opere ad essere esibite in ben due mostre: "The Weight of Happiness" presso la Tibet House di NY, terminata a meta' ottobre, e "Transcending Tibet" che rientra nelle attività per celebrare i 20 anni di importante lavoro della Trace Fundation la cui missione e' di sostenere e diffondere la cultura tibetana attraverso le diverse arti.
La preview di "Transcending Tibet", nella quale si potranno vedere anche le opere di Michela, aprirà i battenti il 6 novembre e, oltre ad intervistare l'artista, ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con la curatrice, Paola Vanzo che lavora per la Trace Fundation da ben 16 anni di cui più della meta' vissuti in Tibet.
"Per i 20 anni della Fondazione abbiamo organizzato diverse iniziative per far conoscere la realtà tibetana attraverso le immagini visto che comunicano molto più delle parole. Oltre alla mostra, infatti, abbiamo tenuto al MOMA 10 giorni di proiezioni di documentari a fine agosto" mi ha spiegato Paola. Sulla mostra ha aggiunto: "Gli artisti che sono stati selezionati rappresentano la cultura tibetana al di la' dei confini geografici: la maggior parte sono tibetani che ancora vivono a Lhasa o che si sono dovuti spostare all'estero (Olanda, Italia, Stati Uniti…) e 4 sono stati selezionati da altri paesi perché fanno loro la cultura come pratica buddista e/o hanno studiato a fondo l'arte tibetana".
Viste queste fantastiche premesse: non vedo l'ora di farvi conoscere meglio Michela!
Parlaci di
te: quali sono i quadri (tuoi o di altri) che hanno segnato la tua vita di
artista?
Sono molti i quadri che mi hanno colpito e continuano a colpirmi: per me la pittura è una cosa magica che trasmette emozioni più di qualsiasi altra forma di espressione artistica!
Nothing is what it seems (M. Martello)
Per quanto riguarda il mio
lavoro, il quadro che ha rappresentato il giro di boa
e che, senza il minimo dubbio, ha cambiato il mio modo di lavorare e' Nothing
it what is seems (2007). E’ stata l'opera tramite la quale ho smesso
di essere illustratrice e ho cominciato ad esprimermi senza filtri esplorando un terreno più artistico e
più libero. Mentre lo dipingevo mi sono accorta che c’era un’intensità
diversa rispetto agli altri lavori e da quel momento ci sono sempre stati dei
cicli di circa due anni che iniziavano/finivano con un nuovo quadro.
Se penso ad altri artisti mi vengono subito in mente gli autoritratti di Van Goghper come è riuscito a dare vita al proprio sguardo. Ogni volta che li vedo mi
riportano con i piedi per terra come una specie di calamita che mi attira nel
mondo reale.
Altre tele che mi segnano sono i lavori di Anselm Keifer. Mi riferisco soprattutto a quelli piu' grandi che
mostrano vedute con una prospettiva perfetta circondata da una natura caotica: un misto tra perfezione e caos.
Le tue due
ultime mostre e molti dei tuoi lavori sono legati al Buddismo e
al Tibet. Parlaci della tua connessione con questa religione e come influisce
sulla tua arte.
Prima di tutto preferisco non
chiamare la mia pratica buddista una religione perché non la vivo come tale. Si usa il
termine religione visto che alcune persone considerano la meditazione una preghiera,
ma per me e’ più uno studio sulla natura della mente dell’individuo.
Il mio interesse si è
manifestato prima con dei sogni poi, seguendo la mia spontanea
attrazione per le filosofie orientali, con molte occasioni di studio. La voce che ho
sentito più forte era inerente al buddismo tibetano perché si esprime in una forma un po’ sciamanica e magica molto connessa all’energia. Infatti, come ti dicevo, il mio approccio non è mai stato dettato
dalla ricerca di qualcosa di religioso, ma spinto dalla volontà di
lavorare proprio sull’energia.
Kan you see me now (M. Martello)
In più c’e’ una simbologia nel buddismo tibetano, intesa come rappresentazioni pittoriche e
illustrative, che mi piace tantissimo anche solo per i colori e le forme.
Sono sempre stata affascinata dai simboli e li uso molto nelle mie
opere. Cerco, comunque, di dare una direzione narrativa al loro utilizzo che è naturalmente condizionato dallo studio e dalla conoscenza dei
simboli stessi perché alcuni hanno una vibrazione diversa da altri.
Però, ti confesso che mi succede anche di dipingere
istintivamente alcuni simboli ricorrenti, come per esempio il coccodrillo,
senza che ne possa spiegare razionalmente il perché. Solo recentemente ho
scoperto che il coccodrillo significa trasformazione, ma non appartiene al
buddismo tibetano…
Da
pochissimo si è chiusa la tua mostra alla Tibet House, “The Weight of Happiness”,
che ho avuto il piacere di visitare. Il peso della creatività come quello della
felicità ha i suoi lati costruttivi e distruttivi proprio come accade nel tuo lavoro:
quale e’ stata la tua opera più sofferta?
La tela di cui ti ho parlato prima, "Nothing is what it seems". Ti giuro, che sono stata sul punto di distruggerla perché pensavo che fosse orrenda e mi hanno dovuto trascinare
fuori casa!
Devo ammettere che ho alle mie spalle un passato di
distruzione, ma e' stato molto utile per aiutarmi acostruire le mie opere. Infatti, nell’ultimo anno questa reazione si manifesta sempre di
meno perché prima di agire sento gli impulsi giusti con i quali
lavorare quindi scelgo colori e tratti sapendo che non sto sperimentando.
In più, io utilizzo una tecnica "distruttiva": dopo aver messo sulla tela degli starti di
colore la disintegro il più possibile per poter ricostruire da
ciò che rimane. Pensa che a volte prendo la tela e la metto nel ciclo più alto
della lavatrice (lo faccio di nascosto da mio marito perché
lui adora fare le lavatrici :)
Transcending
Tibet e' una mostra che da' vita ad una comunità di artisti tibetani e non: tu conosci gli altri artisti anche al di
fuori della mostra?
Molti li conosco di fama
perché alcuni artisti contemporanei tibetani sono diventati famosi e
sono entrati nel circuito dell’arte contemporanea al di là delle provenienze o tendenze. Non bisogna pensare che gli artisti rifugiati tibetani, vista la loro esperienza e cultura, siano diversi dagli altri: abbiamo tutti un ego, siamo ambiziosi, sensibili e desiderosi di creare per farci apprezzare tramite il nostro lavoro.
In occasione della preview della mostra "Transcending Tibet" sono state organizzate delle cene per darci la possibilità di conoscerci
meglio e di questo sono molto contenta.
Come sono
stati scelti i quadri delle tue mostre. Sono quadri dipinti ad hoc?
Salvation Army preparata per la mostra
"The Weight of Happiness"
Per la Tibet House ho messo in mostra 60%
quadri nuovi e 40% vecchi che però erano pertinenti con il titolo “Il
peso della felicità”, per Transcending Tibet la curatrice Paola Vanzo ci ha
chiesto di dipingere un'opera nuova. La mostra ufficiale, dove saremo in 32, e' stata spostata a marzo, ma per la preview di novembre alla quale partecipano solo 10 artisti, non avendo molto tempo di fare pezzi nuovi porterò tre
installazioni e giocherò con degli elementi che erano presenti anche alla Tibet
House.
Sono veramente onorata di essere
stata inclusa in questa preview perche’ potendo esibire più di un
pezzo ho la possibilità di creare un percorso ed esprimere al meglio quello che sono. Inoltre, mi sento molto ispirata dal titolo "Transcending Tibet" perché e' ciò che i rifugiati tibetani sono costretti a fare: dovunque si trovino ricreano un folklore maggiore di quello che c’e’ adesso nella loro patria e che il governo cinese sta distruggendo. Per noi 4 occidentali scelti insieme a loro "trascendere" significa rappresentare la parte del mondo esterno che studia e conosce a fondo la pratica.
In questo senso la Trace Foundation e' molto attiva e si impegna in modo incredibile per far si che la
cultura tibetana sia riconosciuta e resti viva.
Melong (L. Liverani)
Nella mostra e' presente anche un'altra artista italiana, Livia Liverani: che attenzione c'e' in Italia alla cultura tibetana?
L’Italia ha un gemellaggio
fortissimo con il Tibet, pensa che il Dalai Lama ha ricevuto la cittadinanza
onoraria in più di una città e molti maestri tibetani hanno trovato rifugio in
Italia subito dopo l’invasione cinese grazie al professor Tucci, uno dei più
famosi tibetologi degli anni ’50.
Una cosa che ci accomuna molto è che i tibetani sono veraci e molto legati al loro folklore proprio come gli italiani. Recentemente c’e’ stata una manifestazione a Roma dove una folla di
italiani ha gridato “Siamo tutti tibetani”.
Ti piace il
cinema? Quale film ispirato al food e’ il tuo preferito?
Adoro talmente il cinema che sognavo di lavorarci nel dietro le quinte! In particolare, mi appassionano le vite degli
attori: al momento sto leggendo la biografia di Katherine Hepburn.
Sono molte le scene legate al cibo che al di là dell’estetica possono essere davvero nutrienti….però, tutto parte dalla maestria del regista. Per farti un esempio, mi è rimasto veramente impresso il film "Underground" di Kusturica dove si tiene un
pranzo di nozze in una stanza sotterranea con diversi invitati che mangiano e bevono. Questa immagine mi e’ arrivata come un simbolo
fortissimo perché mi ha fatto venire in mente il ventre della madre.
Se parliamo di cibo dobbiamo citare tuo
marito Mauro che e’ un ristoratore di successo a New York: Piadina, uno dei suoi ristoranti e' assolutamente una tappa obbligata! E tu sei brava in cucina?
Non cucino tutti i giorni, ma
mi piace moltissimo! La cosa divertente è che spesso quando mio marito dice “Non c’e’
nulla da mangiare dobbiamo andare al supermercato” due minuti prima io
avevo pensato “Che bello ho il frigo pieno”.
Questo perché mi piace più
cucinare che fare la spesa e allo stesso tempo voglio sfruttare veramente tutto quello che ho in casa: magari io vedo uno spicchio d’aglio e so già cosa
voglio preparare. La mia e’ una cucina molto
istintiva che non si basa su ricette già testate, mi piace soffriggere i
vegetali con il tofu, ci butto lo zenzero, i semi di lino, li salto in
padella…riso, chiodi di garofano… insomma mi invento ogni giorno qualcosa di
nuovo!
Pero’ ci
sara’ una ricetta che ti piace riproporre! Regalaci i passaggi.
Si’ ce l’ho! L'avevo assaggiata
tanti anni fa a Milano ad una festa a casa di amici e mi era piaciuta così
tanto che ho sperimentato fino a che non sono riuscita a ricreare quel sapore
che mi aveva colpito.
Ingredienti: cavoletti di Bruxelles, petto di pollo, mozzarelline, olio, aceto, sale, pepe. Anche se di per se
stessi sembrano poco appetibili, mescolati insieme danno un risultato veramente fantastico!
Lessate i cavoletti e saltate in padella il petto di pollo che una volta cotto deve essere tagliato a cubetti e, se volete, infarinato leggermente. Unite anche le mozzarelline e condite con olio, aceto,
sale e pepe. Buonissimo!